Descrizione
Le tracce dei più antichi antenati di capriolo risalgono al periodo Cenozoico e appartengono al genere Procapreolus. Questi animali si svilupparono grazie a una vegetazione fitta e abbondante che premiò lo sviluppo di Ungulati di piccole dimensioni, in grado di muoversi agilmente tra cespugli e boscaglia. L’attuale Capreolus capreolus, cioè il capriolo europeo, è probabilmente evoluto dalla specie Procapreolus cusanu e le differenze principali tra gli antenati e i caprioli attuali si riscontrano prevalentemente nei palchi e nella dentatura. I palchi dei caprioli pliocenici, infatti, erano di dimensioni maggiori, arrivando anche a 35cm di lunghezza e erano sempre presenti i canini nell’arcata superiore. In Italia, il capriolo così come lo conosciamo oggi è comparso alla fine del Pleistocene, quando ha raggiunto la nostra penisola cercando rifugio durante l’ultima grande glaciazione.
Il capriolo è la specie di Ungulato più diffusa in Italia, dopo il cinghiale, e è presente in quasi tutte le regioni. In particolare, la sua presenza è continua lungo tutto l’arco alpino e sugli Appennini fino alla Calabria, è debolmente presente anche in Puglia e assente lungo le coste abruzzesi, in Sardegna e in Sicilia, anche se in quest’ultima regione se ne è registrata la presenza alla fine del XIX secolo. La distribuzione di questa specie ha subito una drastica contrazione nel recente passato. Infatti, nel secondo dopoguerra il capriolo era estinto sulle alpi e la presenza era sporadica e ridotta a qualche esiguo nucleo lungo tutto il territorio nazionale. Questo fu dovuto a un insieme di circostanze: da un lato le chiare esigenze che accompagnano un periodo di guerra, dall’altro l’occupazione delle montagne e l’attività venatoria. Fu solo dopo una diminuzione del loro sfruttamento e a un nuovo abbandono delle montagne che si crearono le condizioni affinché i caprioli potessero raggiungere l’attuale distribuzione. Dei nuclei relitti si ha ancora testimonianza e rappresentano un’importante risorsa per il patrimonio faunistico italiano. Questi nuclei, infatti, costituiscono una sottospecie di capriolo, Capreolus capreolus italicus, che è presente solamente nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano, nei Monti dell’Orsomarso (P.N. del Pollino) e della Foresta Umbra (P.N. del Gargano).
Tassonomicamente, il capriolo è un Mammifero ungulato appartenente all’ordine degli Artiodattili ruminanti, alla famiglia dei Cervidi e alla sottofamiglia dei Capreolini. Questa classificazione inquadra i caprioli attraverso alcune loro importanti caratteristiche fisiche e fisiologiche. Infatti, i caprioli sono Mammiferi perché hanno una gestazione interna, sviluppando il feto all’interno di una placenta, e il loro tegumento è provvisto di peli. Sono Ungulati perché i loro arti si sono specializzati nella corsa di resistenza e nel salto, modificando le ultime falangi delle dita in zoccoli. In particolare, sono Artiodattili perché i loro arti poggiano a terra con un numero pari di dita, in questo caso, il 3° e il 4° dito; il 2° e il 5°dito sono invece molto ridotti e distanti rispetto alle dita su cui grava il peso e vengono utilizzate prevalentemente nelle frenate; il 1° dito, invece, non compare. Sono Ruminanti perché hanno lo stomaco concamerato in 4 aree specializzate, separate ma comunicanti tra loro, che prendono il nome di reticolo, rumine, omaso e abomaso. Sono Cervidi perché le loro appendici frontali, detti palchi, si rinnovano ogni anno. I palchi sono, infatti, strutture ossee che vengono annualmente perse e ricostruite a partire da uno stelo che però è permanente. Sono Capreolini perché la struttura ossea delle zampe mantiene le ossa metacarpali di tutte le dita disgiunte, quindi non fuse, è sinonimo di telemetacarpali.
Lo stomaco concamerato dei Ruminanti è molto specializzato. Il boccone, dopo essere stato masticato rapidamente, passa dall’esofago al reticolo, la prima camera, che ha questo nome per la sua struttura “a nido d’ape”, dove avviene una prima distinzione tra le parti di cibo che dovranno fermentare. Il cibo arriva nel rumine, la camera più grande, dove avviene la fermentazione e vengono riportate alla bocca le parti di cibo non ancora digerite affinché vengano rese digeribili da una seconda masticazione. Il bolo passa ora attraverso l’omaso dove vengono riassorbiti i liquidi grazie alla sua struttura a lamelle e giunge all’abomaso, che è il vero stomaco, e qui si ultimerà la digestione. Il capriolo si alimenta brucando molto selettivamente le parti più verdi delle piante, in particolare le dicotiledoni, i germogli e le parti più ricche di nutrienti, per questo predilige habitat molto variegato.
Esistono eventi nella biologia dei caprioli che vengono scanditi abbastanza regolarmente nel corso dell’anno. Per esempio, la muta estiva (rossastra) avviene tra marzo e aprile, mentre quella invernale (bruno-grigiastra) tra settembre e ottobre. L’ipofisi, modulando il livello di testosterone nel sangue, determina il ciclo di crescita e caduta dei palchi che cadono tra novembre e dicembre. Dopo la caduta, iniziano subito a ricrescere e si completano nuovamente a marzo-aprile. Il periodo degli amori è tra luglio e agosto e i parti avvengono tra maggio e giugno grazie a una lunga pausa nello sviluppo del feto atta a permettere le nascite a primavera inoltrata, quando la disponibilità di cibo e le condizioni meteorologiche non costituiscono un problema né per il cucciolo, né per la mamma.
I caprioli sono animali con una forte impronta sociale e il susseguirsi delle stagioni scandisce varie fasi che si ripetono ciclicamente ogni anno e sono tipiche per ciascuno dei due sessi. Nel periodo degli amori, i maschi cercano le femmine all’interno del proprio territorio e formano coppie temporanee in attesa dell’estro. Al termine del periodo degli amori, le femmine si raggruppano con i piccoli dell’anno e la figlia primipara e, talvolta, qualche maschio; questi gruppi verranno mantenuti fino a marzo e hanno lo scopo di offrire ai membri reciproco supporto nel periodo invernale. Nei maschi, questa fase è preceduta da un periodo di rilassamento detta “fase indifferente” dove non ci sono episodi di aggressività e serve per ristabilirsi dopo il periodo degli amori. A marzo, con lo scioglimento dei gruppi, le femmine lasciano i piccoli, ormai indipendenti, e si preparano ai parti e ad accudire la prole fino al successivo periodo degli amori; i maschi, invece, iniziano la competizione per la conquista di un rango sociale che a luglio determinerà la qualità del proprio territorio. Ѐ possibile inoltre notare durante una passeggiata i tipici segni di presenza dei caprioli: impronte, fatte, fregoni e raspate. Fregoni e raspate sono tipici segni di presenza di individui maschi, effettuati per marcare il territorio. I primi sono lasciati sfregando i palchi contro i fusti di alcune piante, preferibilmente giovani, e i secondi sono lasciati al suolo attraverso gli arti.
Caratteristiche salienti
| Sistematica | |
|---|---|
Regno | Animalia |
Phylum | Chordata |
Classe | Mammalia |
Ordine | Artiodactyla |
Famiglia | Cervidae |
Genere | Capreolus |
Specie | Capreolus capreolus |
| Dettagli | |
|---|---|
Distribuzione | vedi sezione distribuzione |
Dimensioni* | Lunghezza=115cm, Altezza=70cm, Peso adulti= 23kg |
Longevità | Fino a 18 anni |
Stato di conservazione** | Rischio minimo (Least Concern) |
*valori medi
**fonte IUCN