Descrizione
La storia evolutiva delle api domestiche è strettamente intersecata con quella dell’uomo poiché, da subito, ne è divenuto un ghiotto saccheggiatore per ricavarne il prezioso miele, probabilmente imitando già consolidate abitudini predatorie di altre specie animali. L’ape mellifica è pressoché ubiquitaria e, a partire dal 1500, ha raggiunto anche il Nuovo Mondo. È comparsa sulla Terra circa 50 milioni di anni fa e ha costituito, insieme alle formiche, le prime forme di società. In Europa sono identificabili 2 macro-gruppi di api che corrispondono alle aree in cui queste sono riuscite a rifugiarsi per superare le grandi glaciazioni: quello occidentale, comprendente i nuclei della fascia più temperata tra Italia e Portogallo e quello orientale. A questo è dovuta, in parte, la loro grande plasticità di adattamento e in parte si deve alla selezione di diverse sottospecie e ibridi in grado di sopravvivere in molte condizioni climatiche. In particolare, in Italia la sottospecie più diffusa è la A. mellifera ligustica, ma ce ne sono altre selezionate per ambientarsi ai diversi climi e con caratteristiche comportamentali e morfologiche diverse.
Le api domestiche presentano il corpo composto da tre segmenti ben riconoscibili: capo, torace e addome. Nel capo sono sempre presenti due grandi occhi composti, tre piccoli ocelli, e l’apparato boccale, oltre alle due antenne mobili attraverso le quali possono recepire segnali chimici e tattili; al torace, tipicamente peloso, sono articolate lateralmente due paia di ali e tre paia di zampe; l’addome è composto da diversi segmenti gialli e neri ai cui lati si affacciano gli spiracoli, cioè quei fori che permettono lo scambio gassoso e l’ossigenazione delle cellule, e termina con l’aculeo, utile strumento difensivo. È presente un marcato dimorfismo sessuale e gerarchico che rende facile la distinzione tra fuchi, regina e altre femmine all’interno dell’alveare. I fuchi sono di dimensioni maggiori rispetto alle altre api e si presentano tozzi e massicci con i due occhi composti più sviluppati rispetto alle operaie e alla regina, infatti, arrivano quasi a congiungersi. Le altre api sono tutte femmine e sterili, ad eccezione della regina che è riconoscibile per via delle dimensioni molto maggiori delle operaie e, in lunghezza, anche dei fuchi.
Società. Le api di un alveare sono tutte figlie della regina e ognuna di loro ha compiti specifici. Il compito della regina è chiaro: produrre larve per rendere la propria famiglia sempre più numerosa e forte. I fuchi, in passato, si riteneva che avessero solamente una funzione riproduttiva, ma è ora chiaro il ruolo determinante che assumono nella termoregolazione e nella gestione dell’umidità all’interno dell’alveare. Le operaie svolgono tutte le funzioni necessarie alla sopravvivenza dell’alveare e la suddivisione dei compiti avviene per anzianità: dapprima si occupano della pulizia e della propolizzazione delle celle in attesa di covata, poi diverranno le nutrici delle larve, successivamente costruiranno celle nuove e ripareranno quelle danneggiate, più avanti, si occuperanno della difesa dell’alveare e, solamente da anziane, ricercheranno il cibo.
Comunicazione. Al contrario di molti altri animali, le api hanno sviluppato efficacissimi sistemi di comunicazione. Oltre all’inflazionata comunicazione chimica che avviene attraverso i feromoni, le api hanno evoluto un sistema innovativo: la danza. Attraverso la danza, infatti, le api esploratrici riescono a comunicare alle bottinatrici molte informazioni utili come la direzione e la distanza di un obiettivo dall’alveare. Per esempio, in caso di sciamatura, le esploratrici comunicano il ritrovamento di un luogo idoneo per trasferire il nucleo, oppure comunicano dove andare a reperire cibo e acqua. Questi studi furono effettuati dal Karl von Frisch e gli valsero il premio Nobel nel 1973 non solo per aver intuito questo sistema comunicativo ma per averlo finemente decifrato. Esistono infatti diagrammi che illustrano chiaramente a quale indicazione corrisponda uno specifico motivo danzato dalle api.
Il rapporto con l’agricoltura. La maggior parte delle piante di interesse agrario è costituita da piante fanerogame, cioè piante che per fecondarsi necessitano dell’intervento di fattori esterni e, poiché questo è spesso a carico di insetti, queste piante sono dette anche entomogame poiché hanno sviluppato strutture atte ad attirarli in gran numero. Per questo le api, e gli impollinatori in genere, sono essenziali nei frutteti e in altre realtà agricole che, però, costituiscono anche uno dei maggiori pericoli per il loro sostentamento. Spesso, infatti, sono ingiustamente additate come responsabili di danni alle viti e per questo combattute, in altri casi, la lotta può essere involontaria e forse anche più problematica. Nel caso delle viti, le api non possono meccanicamente arrecare alcun danno agli acini d’uva poiché non sono provviste di mandibole in grado di inciderne la pellicola; tuttavia, questo non esclude che possano suggere il liquido zuccherino da acini già danneggiati da altri insetti o eventi atmosferici. L’agricoltura intensiva è spesso generosa nell’utilizzo di pesticidi e questo aspetto rende senza dubbio complessa la convivenza.
Una bandiera controversa. Può essere più semplice empatizzare con le api mellifiche rispetto ad altri insetti dall’aspetto meno amichevole, quali, per esempio, le api del genere Xylocopa, i bombi o altre api solitarie meno conosciute, e questo giustificherebbe e legittimerebbe la scelta delle api europee come specie ombrello. Una buona specie ombrello, infatti, deve essere in grado di suscitare empatia all’interno dell’opinione pubblica per poter rendere possibili tutte quelle azioni di tutela necessarie al successo della conservazione sia di quella specifica specie sia di tutte le altre che necessiterebbero degli stessi provvedimenti, ma che non susciterebbero pari interesse all’interno della popolazione.
Tuttavia, la selezione di questa specie bandiera sta portando scarsi risultati e il numero degli impollinatori continua a calare. Come mai? Non è perché il settore agricolo non stia cercando di virare verso una produttività più ecosostenibile. Certamente l’inquinamento, le monoculture, gli sfalci frequenti e l’utilizzo sempre maggiore del suolo possono apportare un contributo importante, ma non sono la risposta a questo calo. Infatti, non sono le api domestiche ad essere in difficoltà e non lo erano nemmeno prima di divenire specie ombrello. Le api europee vengono allevate dall’uomo per produrre miele e altri prodotti come propoli, cera e pappa reale, e sono ampiamente diffuse quindi non soffrono di problemi di conservazione.
Il problema della mortalità delle api è di natura economica e non ecologica. Al contrario, le altre specie di insetti impollinatori non vengono allevate dall’uomo e hanno densità molto inferiori. Questo, in aggiunta al fatto che le risorse trofiche possono costituire un fattore limitante, fa sì che le specie che già prima si trovavano in difficoltà, ora versino in condizioni anche peggiori di prima e il danno, in questo caso, è serio ed ecologico.
Caratteristiche salienti
| Sistematica | |
|---|---|
Regno | Animalia |
Phylum | Arthropoda |
Classe | Insecta |
Ordine | Hymenoptera |
Famiglia | Apidae |
Genere | Apis |
Specie | Apis mellifera |
| Dettagli | |
|---|---|
Distribuzione | Diffusa in tutta Italia |
Dimensioni* | 12-20mm |
Longevità | Fino a 8 anni |
Stato di conservazione** | Non valutata (not Evaluated) |
*valori medi
**fonte IUCN