CHI E’ PASSATO DI QUA?
CHI E’ PASSATO DI QUA?
Cosa hanno in comune una passeggiata in campagna o nel bosco, un campo innevato, le rive di un fiume e il bagnasciuga del mare?
CHI E’ PASSATO DI QUA?
Cosa hanno in comune una passeggiata in campagna o nel bosco, un campo innevato, le rive di un fiume e il bagnasciuga del mare?
Probabilmente molte cose, ma l’elemento che ci interessa esaminare sono le impronte degli animali. Infatti, ciascuno degli ambienti citati è caratterizzato da un terreno sufficientemente morbido da lasciarsi deformare dal peso degli animali che ci camminano sopra, ma anche abbastanza compatto da riuscire a definire bene l’impronta. Nelle calde giornate estive oppure durante lunghi periodi di siccità, il terreno è troppo duro per riuscire ad essere deformato dal peso degli animali e, soprattutto quelli più leggeri, potrebbero non lasciare alcun segno. Al contrario, sui terreni acquitrinosi si verifica l’esatto opposto: il terreno troppo bagnato si deforma eccessivamente permettendo di vedere soltanto degli affossamenti non meglio definiti.
Curiosità! Sia le orme che le impronte indicano dei segni o dei percorsi già tracciati, ma sapevi che non sono completamente sinonimi? C’è una sottile ma affascinante differenza: un’impronta è sempre visibile, un’orma non lo è necessariamente. Orma, infatti, deriva dal greco osmḗ che significa odore, quindi qualcosa che si può percepire ma non si deve necessariamente vedere. Per questo si presta anche a interpretazioni più allegoriche.
Riconoscere le impronte non è certamente immediato perché la natura, attraverso l’evoluzione, ha selezionato un numero di variabili estremamente limitato nella locomozione rispetto al numero delle specie esistenti. Questo significa che il percorso deduttivo che ci porterà a individuare l’animale che ha lasciato una determinata impronta si farà via via più complesso al circoscriversi del gruppo tassonomico.
Sarà quindi più semplice distinguere le impronte lasciate da animali che si spostano su due zampe, o bipedi, come l’uomo e gli uccelli, da quelli che si spostano su quattro zampe, o quadrupedi, come il cavallo e la volpe.
Sarà, invece, più complesso distinguere l’impronta di un tasso da quella di un istrice e sarà ancora più complesso, talvolta impossibile, distinguere tra maschi e femmine di una stessa specie. Superata la valutazione relativa al numero di arti che poggiano a terra, il ragionamento per riuscire ad identificare correttamente un’impronta prosegue individuando la modalità in cui questi animali si spostano. Un animale che striscia, come può essere un serpente, lascerà un’impronta ondulata e continua; ma un animale che cammina può appoggiare gli arti in almeno 3 modi diversi:
- Plantigrado: appoggiando al suolo tutto il piede, adattamento che permette spostamenti lenti a passo costante. Camminano così animali come l’uomo e l’orso. L’immagine 1 è un esempio di impronta di tasso, un plantigrado, scattata nei boschi tra Via Valle e Via Don Minzoni a Zola Predosa.

- Digitigrado: appoggiando al suolo solamente i polpastrelli, adattamento che premia lo scatto veloce ma di breve durata, tipico dei predatori. Camminano così anche animali domestici come cane e gatto.

- Unguligrado: appoggiando al suolo solamente le ultime falangi che sono state modificate in zoccoli. È un adattamento ai lunghi spostamenti a velocità sostenute e permette di restare in equilibrio anche su pareti rocciose verticali. Camminano così prevalentemente gli erbivori come il cervo e le pecore.

3-Impronta di capriolo.
Dopo avere individuato in che modo cammina l’animale, dovremo valutare le dimensioni dell’impronta e i dettagli ambientali.
Se, per esempio, volessimo identificare le due impronte raffigurate nell’immagine 2, dovremmo valutare diversi fattori. Nello specifico, si vede immediatamente che si tratta di animali digitigradi per il distacco tra i polpastrelli e il cuscinetto centrale; si nota poi che appartengono a due canidi poiché sono impresse le unghie che, quindi, non sono retrattili come quelle dei felini.
Dovendo poi distinguere all’interno dei canidi, è possibile escludere la volpe poiché ha l’impronta stretta e allungata, le ipotesi più probabili restano quindi il cane domestico e il lupo. Le impronte del lupo hanno una lunghezza di circa 10cm e i polpastrelli sono più allungati di quelli del cane domestico, il passo è rettilineo e di circa 70-80cm.
Questa descrizione calza perfettamente con l’impronta al centro dell’immagine, ma non con quella in alto a destra, che pare quindi riconducibile a un cane domestico. Tuttavia, il contesto ambientale è preponderante. A fronte del fatto che sia difficoltoso il riconoscimento di un lupo anche alla vista dell’animale, una stessa impronta può portare a conclusioni differenti a seconda del luogo del rinvenimento.
Ad esempio, se trovassi la stessa impronta nel parco Giardino Campagna, nel centro del paese, difficilmente penserei a un lupo; al contrario, se la vedessi in un bosco non frequentato, in una zona collinare o montuosa, il lupo sarebbe una ragionevole prima ipotesi. In questo caso, la foto è stata scattata nell’Alto Reno Terme (BO) e si vedono bene l’impronta di un lupo e di un cane, la loro vicinanza agevola di molto il riconoscimento.

Nell’Immagine 4, invece, sono raffigurate le impronte di due Ungulati. Il riconoscimento delle due specie è molto più semplice del caso precedente perché afferiscono visibilmente a specie diverse e piuttosto separate evolutivamente. Sia le dimensioni che il grado di penetrazione del terreno, indicano che i due animali abbiano dimensioni e peso molto diversi.
Inoltre, alcuni dettagli differiscono in maniera importante: nell’impronta vicina alla mano, infatti, sono visibili gli speroni, cioè le due dita più arretrate che sono tipicamente visibili nelle impronte di cinghiale, perché ha le dita più vicine tra loro.
Nella seconda impronta, quella in alto a destra, non sono visibili gli speroni e la forma piccola riconduce l’identificazione a due sole possibilità: un piccolo di cinghiale, o un capriolo. Tuttavia, si può affermare che si tratti di un capriolo per la forma più affusolata delle dita e per la minor percentuale di glomi, o fettoni, che sono la parte morbida dello zoccolo